La Tecnica

La linea fenomenologica così come è applicata dallo scrivente, fonda le sue radici, da un lato nella maieutica socratica, fino a giungere agli ultimi sviluppi della psicoanalisi, senza tralasciare la filosofia pre-socratica. Dall’altro lato fonda le sue radici nella biologia con le interrelazioni che la stessa ha con la fisica senza tralasciare le basi teoretiche della relatività einsteiniana, della meccanica quantistica e quelle della fisica dell’informazione senza perdere di vista il riferimento con la psicologia cognitiva e comportamentale. Questo panorama di ricerca è ben visibile nella vasta produzione bibliografica dell’autore. Nella sua pratica fenomenologica, come afferma il fisico, è ben evidente il fatto che i nostri atomi sono gli stessi che conformano tutto l’universo che ci circonda e, sia noi che l’universo sottostiamo alla stessa legge universale. Per tal motivo esiste una formatività analoga tra uomo e natura sulla cui corrispondenza ai fatti, si basa la ricerca e la pratica professionale dello scrivente, seguendo la linea pluridisciplinare della fenomenologia. La visione che da questo contesto deriva è quella della valutazione globale dell’essere umano. Di fatto, in primis, l’identificazione del fenomeno nella sua interezza è il fine al quale ogni psicoterapeuta deve giungere per operare quel transfert positivo che permetta al soggetto in analisi di raggiungere la meta di un armonico equilibrio psicofisico. Al contrario la visione parziale o riduzionistica unitamente a quella della anosognosia, o della negazione della conoscenza da parte dell’intelletto, oscurano ogni fenomeno ed ancor di più quello della globalità psicosomatica dell’essere umano. Ciò, costituisce quell’ostacolo che obnubila l’esprimersi di quella sintesi nella quale si realizza la massima espressione dell’ideatività umana, descritta così efficacemente dall’ ”eureka di Archimede”. In sostanza la tecnica fenomenologica applicata dall’autore tende a superare in tempi brevi, la barriera della psicopatologia attraverso una nuova formulazione dell’intelletto nella quale lo psicoterapeuta si pone come un vero e proprio specchio della psiche che rivela al soggetto in analisi, aspetti a lui sconosciuti. L’autore ha anticipato di trent’anni alcune mete che stanno solo ora per essere raggiunte dalla ricerca scientifica. La prima è quella dell’invenzione di una tecnica optogenetica di stimolazione luminosa per la riabilitazione di pazienti in stato di coma, che ha anticipato tra l’altro la scoperta della struttura ortogonale della geometria celebrale. La seconda è la messa in evidenza di quella patologia del profondo costituita dal complesso di Cibele, ossia dell’incesto psicologico tra madre e figlia e madre e figlio. Un complesso che segue le tracce del modello biologico matrilineare del mitocondrio. A tutti gli effetti la psicopatologia del complesso di Cibele nelle sue espressioni più conclamate determina uno squilibrio psicosomatico generalizzabili più ampiamente come infibulazione psicologica nella figlia e della castrazione psicologica nel figlio. Queste anticipazioni aprono un nuovo sentiero per la ricerca sull’umano e aprono la strada a nuove domande sulla hendiadys del corpo e dell’anima o della neuro psicofisiologia della vita di ognuno di noi.